Quando Lui non c’è, ed in questo periodo non c’è per tutta
la settimana, Lei veicola tutte le sue energie e le chiacchiere verso l’unica
vittima che non può scegliere di andarsene (o sia, potrebbe, ma chi glielo fa
fare?): Boogie, il piccolo pony che le hanno regalato spacciandolo per un cane.
Conscia del linguaggio da usare con l’animale, grazie ai
lunghissimi periodi di contatto con addestratori esperti, Lei utilizza parole
brevi ed imperative per dare comandi o trasmettere informazioni. A volte.
Ma quando Lui non c’è, dove vanno a finire le parole non
dette? Nel limitato (secondo gli esperti) vocabolario del cagnaccio, che in
realtà capisce ben più di quanto vogliono farmi credere.
Lei si mette le scarpe da passeggiata
Boogie le salta addosso e comincia ad ululare e strusciare
il testone sullo stomaco (di Lei)
Cos’è giusto dire: no! Seduto! Stai!
Cosa dice Lei: aspetta, amore bello, mi metto prima le
scarpe e poi usciamo, va bene?
E lui, dopo un’ululata di conferma, si allontana, si siede,
e sta.
Camminano.
Boogie comincia a tirare il guinzaglio.
Cos’è giusto dire: stop!piede! avanti!
Cosa dice Lei: Boogie, se non la smetti m’incazzo! È possibile
che dobbiamo fare sempre questo? Poi mi fai cadere!
E Boogie, per i successivi 4/5 secondi rallenta.
Insomma, che siano due brevi e succinte parole dette con
tono imperativo oppure una scarica di frasi, sentimenti, esternazioni e
spiegazioni, Boogie mi capisce.
Allora, dico io, perché perdere un’altra buona occasione per
parlare, parlare, parlare?!
parlare
cane
| inviato da
Lei. il 16/10/2009 alle 16:35 | |